viernes, 27 de junio de 2008

Fammi segnare!

Mentre a Dino Zoff gliene dicevano di tutti i colori per i gol presi da Olanda e Brasile, il 25 giugno del '78 l'Argentina vinceva la coppa del mondo. Tutti contenti, caroselli per strada, coriandoli a tonnellate e lucciconi agli occhi dei venditori di bandiere. Bè, proprio tutti contenti ovviamente no. Il regime militare stava ancora finendo di togliere di mezzo le organizzazioni armate - e già che c'era buona parte dell'opposizione, la libertà di pensiero, di stampa, e quel che non rispondeva al sinistro ossimoro di "occidentale e cristiano" - e lo stava facendo con le maniere, diciamo, più spicce, che è superfluo descrivere. Nel trentesimo anniversario quaggiù tanto per cambiare (e ci mancherebbe altro) le voci sono tutt'altro che uniformi. La domanda fondamentale è se si poteva festeggiare tanto in circostanze così tragiche, con l'effetto collaterale che i festeggiamenti erano esattamente quel che il regime desiderava, e di cui aveva bisogno. Sicché c'è gente come Victor Brizuela, colonna del giornalismo sportivo cordobese, che difende a spada tratta l'evento sportivo e la Selección, la visione problematizzata del Canal Encuentro (del ministero dell'istruzione), e chi va a scavare nel famigerato 6-0 al Perù grazie al quale si conquistò la finale, e su cui da allora fioriscono accuse di corruzione e doping. Su un piano più privato, alcune testimonianze nei commenti a questo post sul blog la barbarie, che è quasi sempre interessante, o per i post o per la sezione dei links.

Fritzmayer, già che siamo in tema di ricordi, all'epoca si divertiva di più a giocare a pallone che a guardarlo fare in tv (a parte altre attività peculiari di un tredicenne). L'unico ricordo limpido è questo qua sotto, e non è poco.


viernes, 20 de junio de 2008

Pentitevi!

Stavo rileggendo i due post precedenti, e c'è una certa aria apocalittica. Pare che peraltro non sia io l'unico, qua e qua (un tipo preciso, mi piace) ci sono due visioni altrettanto punk o peggio. Quello che succede è che siamo un po' ipersensibili - tanto per restare in tema il proverbio dice che quando uno si scotta con il latte, poi vede una vacca e piange - e questo produce l'allegro effetto montagne russe. Due ore prima del doppio-discorso della first couple, l'atmosfera era piuttosto pesante, alla tele c'erano "incendi dolosi di campi coltivati", l'ex presidente Duhalde tramava nell'ombra come al tempo della fuga in elicottero di De La Rúa (disclaimer: questo del golpe di Duhalde è sulla bocca di tutti da anni, ma nessuno ha nemmeno mai provato a provarlo), la presidente aveva chiesto reti unificate per una comunicazione imprevista, nel quartiere si diceva "domani chiudono tutte le banche!". Poi la Presi riesce a fare un discorso senza dire una parola di troppo, tira fuori la carta della derivazione al parlamento dei prelievi mobili all'export, il paese fa un grande Pant!, Duhalde da Polifemo ridiventa Mammolo, e tutti torniamo sereni chi al ferromodellismo chi ai lepidotteri. Ne riparliamo, ovvio.

Oggi intanto è la Giornata della Bandiera. Mia figlia insieme a tutti gli altri piccoli argentini di quarta elementare farà la sua Promessa, e il bandierone si prenderà la sua parte di coccole per tornare a essere strattonato domani.

martes, 17 de junio de 2008

Non è tempo per tiepidi

Lo ha detto il ministro dei LLPP De Vido, che detto così sembra un ministro di seconda linea ma è una delle eminenze grigie del governo di Cristina Fernández, e prima di Kirchner. La situazione è... beh, fluida. Ieri sera ci sono state proteste a pentolate in varie città, fra cui la nostra. Non erano tanti ma si sa che l'importanza è proporzionale al numero di telecamere, non dei manifestanti. Non erano nemmeno tutti là per mandare a casa la presidente ma, di nuovo, il messaggio visivo va oltre le intenzioni. Si comincia a sentire la mancanza di generi alimentari, che abbia visto io olio e carne in particolare, e soprattutto di benzina e gasolio, per cui ci sono code chilometriche ai pochi distributori aperti.
Intanto l'opposizione interna peronista sta tessendo colloqui per quella che l'ex-presidente Duhalde ha definito elegantemente una "opzione interna al peronismo". Per capirci, Duhalde ieri si è beccato del meno elegante "golpista" da Luís D'Elia, filokirchnerista duro. Diversi governatori peronisti hanno preso le distanze dal governo. Il vicepresidente della Repubblica Cobos ha scritto una lettera ieri invitando al dialogo, e a trattare il problema campestre in parlamento. Kirchner sta per dare una conferenza stampa come presidente del partito, la Fernández parlerà a reti unificate fra un paio d'ore. Intanto è stata confermata per domani una manifestazione in Plaza de Mayo per commemorare il bombardamento (ad opera della marina) del '55 che precedette di qualche mese la deposizione di Perón. Messaggio: gli eredi del peronismo siamo noi, gli eredi dei golpisti gli altri. Vedremo se il resto del peronismo sarà d'accordo.


domingo, 15 de junio de 2008

Control

Da dove comincio? Da qua:


questo - che sta girando adesso dietro di me - è un bel disco, proprio, e dire che è un lp fatto con i ritagli. C'è pure una bella - criminalmente bella - versione di It's only love, una delle canzoni di Lennon che preferisco. Bryan Ferry è l'unico che può massacrare i Beatles e Dylan ed uscirne a testa alta. Quedémonos juntos in italiano si dice Let's stick together.

Anche senza Ferry comunque non ci si annoierebbe lo stesso. Insomma quando
- sembrava che le cose lentamente si stessero normalizzando
- qualcuno mi raccontava che il motto di Kirchner è "paciencia china y fuerza de gravedad"
- io pensavo ma guarda sto fiodenamignotta in senso ammirativo
- gli agricoltori si ritiravano piano piano dalle strade
- la polizia di Córdoba dialogava con i camionisti e faceva togliere il blocco davanti alla raffineria della città
- De Angeli sembrava quasi isolato con la sua ala dura della Federación Agraria più cani sciolti e la sua strategia di picchetto a tempo indeterminato
- il ministro dell'interno batteva un colpo e invitava la magistratura a liberare le strade con la più dura moral suasion
proprio in quel momento cioè ieri, di sabato, a mezzogiorno, qualcuno decide che è ora di mandare la gendarmeria a rimuovere l'unico blocco (su più di 300, si diceva) che bisognava non toccare, quello della ruta 14 a Gualeguaychú, con De Angeli in persona. Il quale De Angeli ha l'occasione di farsi trascinare sul cellulare in diretta TV, portare davanti al giudice assieme a una decina di colleghi, ricevere l'appoggio di un assembramento spontaneo, uscire stringendo la mano ai poliziotti e darsi il lusso di chiedere "pace al popolo argentino". Praticamente Mandela. No, Gandhi.

E' evidente che qualcuno vuole entrare nella sezione "suicidi eccellenti" della wikipedia. Questo l'ho scritto a caso, invece c'è davvero. Per metterci una pezza, a ora di cena uno di questi qualcuni, cioè il capo di gabinetto Alberto Fernández, agitatissimo e con le occhiaie, esce in conferenza stampa a ripetere che la posizione del governo è sempre la stessa, e deve arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'ingiustificabile (cioè la ricerca dei sorci verdi).

Che poi l'Alberto oltre ad essere uno dei pochi nel governo a saper fare un discorso senza metterci una parola di troppo, a me sembra pure l'unico che può ancora evitare che questi si rinchiudano nel bunker. A proposito, c'è in giro un video con Bruno Ganz-Hitler sottotitolato come fosse Kirchner che è di pessimo gusto. Dicevo, se me lo fanno morire d'infarto, l'Alberto, voglio vedere che fanno dopo.

A parte il miracolo della resurrezione di De Angeli, il governo sembra piuttosto isolato. La scelta di appoggiarsi via presidenza-Kirchner al partito peronista, pare piuttosto un tentativo di occupare uno spazio ostile o comunque poco affidabile. E poi sembra limitata all'hinterland bonaerense, visto che molti dei notabili del partito nelle province sono in grave imbarazzo con il conflitto agrario quando non francamente avversi.

E dire che al principio, quando non ne sbagliava una, Kirchner faceva quello che giocava a tutto campo, apriva alla trasversalità, alla partecipazione civica, snobbava i peronisti... che è successo in questi anni? il suo programma da democristiano era troppo ardito? diceva trasversalità e voleva dire cooptazione, e non ispirava fiducia? a sinistra non aveva nessuno affidabile e si è impantanato nella palude del centro (no, non posso, al centro no, c'è l'acqua alta...), oltretutto non perdendo occasione di bastonare i radicali? fatto sta che si ritrova presidente-senza-votazione di un partito in cui cerca di tenersi su con il revival noi-contro-i-golpisti a cui non so quanti dei suoi credano, ma che in compenso causa incubi al "paese profondo". E rischia che la Presidente si ritrovi da sola a declamare l'autorità di un governo senza sostegno, il tutto per aver trattato un problema settoriale come una questione di principio e di rivendicazione ideologica.


lunes, 9 de junio de 2008

7 giugno 2008




Non sono un cinefilo, e meno al punto di studiare biografie, collezionare curiosità, ricordare chi era l'assistente al montaggio. L'interesse per Risi è arrivato per gioco, per le solite ragioni vedovili, ed in effetti era un tipo che avrebbe fatto piacere conoscere di persona, un finto cinico come mio nonno. Da vecchio, perché mi sa che da giovane non doveva essere proprio un panino all'olio. Dal documentario/intervista "Una bella vacanza", realizzato per i suoi novant'anni, ricordo questo paragrafo di splendido (e civettuolo, e al sapore di vitellone) understatement.

Insomma sono un cretino, ecco. Se dovessi definirmi con una parola sola, io sono rimasto un cretino, com'ero un cretino a vent'anni (...) Se non c'era il cinema a salvarmi, io non so che altro avrei fatto. Il lavoro del cinema mi è piaciuto molto, ammesso che sia un lavoro, perché in realtà è una vacanza, un divertimento, una fatica divertente.

Chissà che avrebbe detto vedendo gli sbrodolamenti dei colleghi che si leggevano in giro ieri. A proposito, mi sto ancora domandando perché il corriere sia andato a chiedere un commento proprio alla Loren, che evidentemente non sapeva che cacchio ricordare - anzi a un certo punto lo dice proprio. Va bene che gli altri son tutti morti. Forse il telefono della Franca Valeri era guasto?

domingo, 1 de junio de 2008

Going underground!

Con tutte le città medie nel mondo che stanno costruendo o hanno già la loro metropolitana, perché Córdoba no? L'idea galleggia in zona da anni, ma era sempre rimasta lì per aria perché, si diceva, i suoli locali non offrono garanzie di stabilità. Oltre al problemino dell'investimento, chiaro.

Invece il 5 giugno, cioè giovedì, inizia il procedimento di appalto dei lavori. C'è un'offerta privata di un consorzio di cui fa parte la Ghella per realizzare una quindicina di km di tracciato su due linee. Qua sotto il percorso.



Costo dell'opera, treni compresi, una miliardata di dollari, una cifra sproporzionata per le possibilità del disastratissimo comune. E infatti la metro verrebbe già impacchettata, da parte della Nazione, che la pagherebbe a una trentina d'anni finanziata da un "primario istituto" straniero.

Il resto, è tutto altrettanto vago: a che punto è la fattibilità, quanto tempo durerebbero i lavori - si parla di tre anni per il primo tratto, nove per l'opera completa -, chi gestirà il servizio, e a che prezzo (giusto adesso che è appena finito il primo round intorno al costo del trasporto pubblico). Ma non tanto vago da non meritare una voce sulla wikipedia, nell'interessante sezione "Castelli in aria".




Le reazioni vanno dal tsé-vabbè con risatina ironica, all'entusiasmo, passando per l'elenco di tutte le cose migliori e più urgenti in cui spendere ed ai riferimenti alla monorotaia di Springfield. Il fatto è che come detto, il pacchetto arriva preconfezionato dalla nazione e lo si prende così com'è, o niente. Cioè, con l'aria che tira lo si prende, anche perché il portafogli della nazione (dicono i cattivi come parte dell'appoggio reciproco fra il sindaco e la presidenza, entrambi in crisi d'immagine nella regione) sta per finanziare anche il completamento della circonvallazione, del sistema fognario e una rimodernata all'ospedale comunale. Il punto è se veramente tutte queste opere si faranno (e nei tempi previsti) o se rimarranno nel limbo della "politica degli annunci".

miércoles, 21 de mayo de 2008

Tempi duri

Piano! Ritorna, dopo 30 anni dice il giornale, la polizia stradale della provincia di Córdoba. Cinquecentocinquanta agenti, 74 auto e un aereo, distribuiti su 14 postazioni fisse più (ovvio) attività di pattuglia mobile. Cosa sorprendente, almeno per me, è questa mappa delle zone controllate - sui tratti non coperti famo come ce pare? Altra sorpresa sono i molti commenti perplessi: pare che la stradale fosse famosa (e per questo sia stata soppressa) per una certa tendenza alla, diciamo, esazione non dovuta. Forse è anche per questo, oltre ala vocazione educativa, che il governo ha chiarito pubblicamente che per i primi tre mesi in caso di contravvenzione non ci saranno multe ma solo sensibilizzazione.

Un altro che se la sta vedendo brutta è il sindaco di Córdoba città, che sta prendendo schiaffoni su due fronti: trasporto pubblico e nuovo sistema della raccolta rifiuti. Sul primo si è proprio perso per strada (...) la maggioranza, per dieci centesimi di differenza nell'aumento proposto per il biglietto. Dalla parte degli utenti, non aiuta che giusto un paio di giorni fa una ragazza sia stata ferita alle gambe dal differenziale di un filobus che ha attraversato il pavimento. Sul secondo, l'introduzione dei cassonetti (differenziati asciutto/umido) è una calamita di insulti al sindaco. Il povero Giacomino - si chiama così, non sto facendo il cretino - è appena all'inizio del mandato ed è già praticamente solo e senza una lira. Ha già aumentato le imposte comunali, vuole aumentare il biglietto, metterti un cassonetto davanti casa, e "domare" i dipendenti comunali: come popolarità gli manca solo la tassa sul macinato. Salvo che arrivino vagonate di soldi dal governo nazionale, saranno anni di tenda a ossigeno.

miércoles, 14 de mayo de 2008

Something is burning?

Uno. Da una settimana, no, da dieci giorni mi sveglio tutte le mattine con notizie dalla protesta agricola, interviste ai protagonisti della protesta, interviste a opinionisti che parlano della protesta, editoriali sulle ragioni della protesta, allarmismi sulle conseguenze della protesta. Tutto visto dalla parte della protesta, ovvio. Roba da farti innamorare della Cristina. Il tutto perché gli agricoltori sono tornati per strada, anche se stavolta salvo cani sciolti non per bloccarle come la volta scorsa. Che devo fare, mettere la radiosveglia sulla pop-classics? Così mi becco Mariah Carey alle sei e venti?

Due. Dicevo, allarmismi. Qualche giorno fa al tg di uno dei (due) canali mainstream cordobesi, servizio (anticipatorio, e dico poco) sul problema della mancanza di generi di prima necessità (a trattative appena fallite, e nuova protesta appena iniziata). Presentazione: "tutti stanno facendo incetta nei supermercati". Servizio: due tipi che avevano comprato un chilo di carne in più, due signore con un litro di latte uno di olio un chilo di zucchero e un pacco di pasta nel carrello. Se era incetta, era abbastanza sobria. Dev'essere l'essenzialità cordobese.

Tre. La vicina di casa, che fa la venditrice, ha cambiato lavoro da poco.
- Allora come va?
- Eh, come tutto in questo paese...
- Cioè?
- Lento, si vende poco, è tutto fermo.
Il figlio di un'amica di famiglia, che ha uno scuolabus (mercedes nuovo di pacca).
- Ah sicché hai uno scuolabus...
- Eh sì... si vivicchia, sai, in questo paese...
Erano almeno sei anni che non sentivo l'espressione "in questo paese..." la cui parte preoccupante sono i tre puntini.
Due volte lo stesso giorno, poi.

Quattro. Come andiamo a Giorgio Washington? Sono riapparse le file davanti ai cambiavalute, filette di venti, venticinque, mica tutto il giro dell'isolato, ma tutti a comprare dollari, per mettere al riparo i bajocchi. E poi gira una catena di email che dice che l'inflazione si è svegliata e a mezzanotte va, e che ci sarà l'assalto alle banche, e che ci sarà di nuovo il corralito, e nascerà un vitello a due teste e occhio ai primogeniti. Tanto gira la voce che esce la presidentessa del banco nación a dire che non è vero niente, e cosa di meglio per soddisfare i complottisti? Ha detto che non è vero, quindi domani compriamo altri duemila dollari! E poi la saggezza popolare dice che il paese va avanti a cicli di dieci anni, e sono già sei che non avvengono tragedie economico-finanziarie. Ha tutta l'aria della palletta di neve dei cartoni animati, che inizia a rotolare. Mi rifiuto di credere che sia vero (e i famosi fondamentali vanno quasi a gonfie vele), ma la tendenza alla profezia suicida autocompiuta è degna di nota. Vediamo di darci una calmata.

jueves, 1 de mayo de 2008

Toc toc...


Achiras, Córdoba. E io che mi lamentavo del tipo che ci è caduto sul marciapiede con lo scooter.

Foto de La Voz del Interior

martes, 29 de abril de 2008

Più politico che privato

In molti hanno scritto e commentato sul caso di María Eugenia Sampallo Barragán, la ragazza figlia di desaparecidos che ha portato in tribunale la coppia che l'aveva, diciamo, presa in custodia. I due non-genitori non-adottivi sono stati condannati in primo grado nei giorni scorsi.

Mi ha altrettanto colpito la storia di Evelyn, di cui si è parlato meno in giro. La vicenda è simile. Anche Evelyn è nata in un centro di detenzione, anche i suoi genitori sono stati fatti sparire. Ma il suo rapporto con la "nuova" famiglia è meno conflittivo, e lei è al centro di una battaglia legale, e mediatica, e mi allargo, socio-culturale. Evelyn ha sempre rifiutato il test del dna, per non offrire una prova ad una eventuale incriminazione dei secondi "suoi". La corte suprema le ha dato ragione nel 2003, ma i campioni che servivano all'analisi sono stati ricavati da oggetti personali sequestrati in casa sua e il dna ha confermato l'identità dei suoi genitori biologici. La povera Evelyn è quindi strattonatissima da una parte e dall'altra, fra chi la vuole come "caso esemplare" del recupero dei nipoti (vedi prima pagina di P/12 del 23/4 qua sotto), e la spesso malintenzionatissima "contra" dell'attività delle Abuelas. Non mi metto nella questione legale perché non ne ho i mezzi, ma nella faccenda ci sono un paio di cose che a naso mi lasciano abbastanza perplesso.

Una è questa affermazione di uno degli avvocati di Abuelas intervistato da P/12:

D –Il momento della decisione di sottoporsi alle analisi dev'essere quello più difficile, soprattutto per le conseguenze che possono sorgere per le persone che li hanno allevati.

R –Esatto, e adesso la decisione è dello Stato. E questa metodologia (quella del campionamento "indiretto", nota mia) affida allo Stato questa decisione che altrimenti rimane in mano ai ragazzi, che in questo modo sono di nuovo resi vittime. Chi ha l'obbligo di risolverla è lo Stato, che ha generato il conflitto durante la dittatura e anche in epoca democratica, visto che i delitti sono continuati.

L'altra è in un documento firmato da alcuni nipoti recuperati, che sta sul blog dedicato al processo Sampallo-Barragán:

Il diritto all'identità è un diritto umano, e come tale irrinunciabile. E' altrettanto importante che il diritto alla vita, alla libertà e all'integrità fisica. Nessuno deve decidere se vuole o no esercitare questo diritto, perché è lo Stato il responsabile di garantirlo e preservarlo.

Lascio senza commento perché sarebbe sparare alla croce rossa, ma forse qualcuno può pensare che gli argomenti siano meno contorti di quanto sembra a me.

La sorpresa è stata scoprire in compagnia di chi sono in queste perplessità. Avevo dei pregiudizi, è chiaro, e mi sbagliavo.


domingo, 27 de abril de 2008

la maestà der colosseooooo

Scambio di battute (riassunto) fra Rutelli e Alemanno a Matrix:

Rutelli: - Il vostro governo di centrodestra ha fatto entrare in Italia centotrentamila romeni!
Alemanno: - Lasciamo stare la nazionalità, bisogna mandare via quelli che violano la legge.

Domanda: qual è il candidato della destra?

sábado, 26 de abril de 2008

Un uomo solo al comando?

Evabbè, se n'è andato (lo hanno andato, in slang locale tradotto da me) anche Lousteau, il golden boy dell'economia nazionale. E non è nemmeno cascato il cielo! e questa è una gran cosa. Quando sono arrivato qua, il ministro dell'economia era ancora l'eminenza grigia del governo, un tipo vestito da mago merlino che faceva ombra al presidente, a cui bisognava dar retta sempre, pena le piaghe d'egitto. Capirai, saltava uno così, non ci dormivamo la notte.
Poi, da Lavagna "il grande traghettatore" in qua, il ministro dell'economia è stato messo in un angoletto da Kirchner. Un po' perché da un posto così si faceva presto a cercare di fare le scarpe al presidente, un po' per ristabilire la famosa autorità presidenziale, che era un bel po' svalutata. Ottima idea, se non fosse che adesso siamo passati dalla parte opposta, e al ministro dell'economia non lo lasciano nemmeno offrire il caffé alla mensa del governo. Lousteau dava la sensazione di essere stato messo là come junior-minister. Mi riesce difficile credere che si sia gestito da solo tutta l'iniziativa dei prelievi mobili all'agricoltura, nonostante i numerosi off-the-record su P/12 di oggi, e se invece fosse vero che tutti dalla presidente in giù si sono fatti intortare da un capellone entusiasta, bè allora saremmo proprio in buone mani. No, mi sa che se il ministro apporta qualche idea, come minimo nel gruppetto là in cima si ascolta quello che si vuole ascoltare. Il che sarebbe molto corretto e giusto se a dare le idee si chiamasse qualcuno con un po' più di stoffa; il rischio è quello di perdere ogni tanto il riflettore puntato addosso, ma almeno poi i posteri non diranno "eh, se non fosse stato per i loro collaboratori...".

domingo, 20 de abril de 2008

Un uomo solo al comando

Grazie a maxrich per il titolo. Su uno dei corrieri che sono arrivati oggi - perché il corriere viaggia con un quotidiano che si dice nazionale e infatti è così nazionale che nella periferia della terza città del paese arriva, quando arriva, ansimando, e i supplementi bene, grazie - c'è un simpatico articoletto di Belardelli che prende due cronache, una riferita a Mussolini e una a Veltroni e le compara, e bè, è vero, i toni so' praticamente uguali, il popolo adorante e il caro leader che in esso si immerge e ne emerge rorido di umori. Mi sono ricordato di quest'altro articolo di Facci sul Giornale di mercoledì scorso, sull'incapacità della ragione di veder cose che il cuore sa, da cui cito:

La maggioranza degli osservatori seguita a scrutare Silvio Berlusconi come se la sua immagine palese ne contenesse anche una occulta, qualcosa che sfugge loro costantemente e che li sfida a decifrarlo, una profondità nascosta alla superficie: è per questo che sfugge loro, infine, anche la superficie, sfugge la semplice assonanza di questo leader con il popolo italiano (il popolo, sì) e presto con i libri di Storia.(...)

Non è chiaro che il sodalizio ormai storico e pluriennale tra Berlusconi e gli italiani non è dato solo dalla somma delle capacità tecniche e persuasive del primo sui secondi, ma dal fatto che gli italiani, dopo quindici anni, si fidano evidentemente di lui, gli credono, talvolta lo amano, e lo amano, incredibile a dirsi, per quello che è, per quello che fa, per una sua spiccata antropologia (...)

Nel sostegno incondizionato che un popolo sa dare a un leader c’è qualcosa che persino a noi, classe informata, talvolta sfugge, ma alla gente, l’orribile gente, no.

Sarà per evitare la piaggeria sul giornale del capo, ma è un po' più sobrio degli altri. Ma lo stesso, uno legge queste cose e pensa: che culo stare lontani da casa. Il cosiddetto populismo argentino, al confronto di questa roba, prende il tè alle cinque, pallido, su un enorme prato in un film di Ivory.

Tutto il mondo è paese?

Ho trovato in un negozio di rimanenze questo libro "Polvo rojo" di Ma Jian, più o meno un diario di viaggio per la Cina dei primi anni 80. In pieno post-elezioni, fra torri d'avorio e gente dal senso pratico, arrivo a questo dialogo:

- Canton a giugno è calda come un wok sul fuoco. Quelli che ci vivono dentro, o soffriggono come polli, o escono di corsa alla prima occasione. Per strada nessuno ti guarda. Nessuno guarda il cielo. Tutti guardano fisso di fronte a sé. La gente va di fretta, gridando presto! presto! come se ne andasse della loro vita.
Lingling aggrotta le sopracciglia quando finisco di parlare.
- Voi del nord siete troppo lenti. Se tutti fossimo pigri come voi il paese non andrebbe da nessuna parte. I successi della Cina sono frutto del lavoro duro di Canton. La città è la testa di drago della riforma, la porta della Cina su Hong Kong.
- L'unica cosa che questa città ha prodotto è una montagna di articoli di consumo. Dove sono i pensatori? e gli artisti? La gente di Canton sa solo fare soldi, spenderli e morire. Che gloria c'è in questo? Oggi ho visto uno striscione che diceva: "Il tempo è oro, l'efficienza è vita".
- Sta' zitto, tonto del nord.
Lingling si è arrabbiato. (...)

Non si salvano manco i cinesi.

sábado, 5 de abril de 2008

Chrome wheeled, fuel injected

Mia figlia ha iniziato il progetto di educazione stradale a scuola. Da brava principiante entusiasta, ogni volta che usciamo si incazza, guarda quello come svolta! quell'altro non può passare! Meglio che impari presto l'elasticità delle norme, o va incontro a un futuro di infelicità e frustrazione.
La foto viene da qua.

viernes, 4 de abril de 2008

Cose sparse post-lockout (il post della serva, che saría io, lustrissimo)

Oggi sono andato dal macellaio. Già il fatto che avesse la lista dei prezzi attaccata al frigo era inquietante, tutta sta trasparenza... infatti, poareto, si stava difendendo dal sarcasmo di quattro cinque clienti che avevano letto il cartello. Sarcasmo contro gli agricoltori ma sai com'è, si parla alla suocera, etc. Aumenti di un pochino meno del 10%, tutto sommato pensavo peggio. Quando me ne sono andato con i tre quarti di macinata invece dei soliti quattro chili di assortimento ha spalancato gli occhioni e mi ha detto ma guarda che i prezzi sono quasi uguali a prima. Gli ho dovuto dire che ho la mamma in visita, e che farà le lasagne. Il che peraltro è vero.

Roberto il giornalaio ha detto: "Sono venti giorni che cerco sui giornali una tabella con i costi e i ricavi della soia, per capire chi caz ha ragione in questa storia e non ne ho trovata manco una". E' vero, pure io. I piccoli, i medi, i grandi, i proprietari della terra e quelli che affittano, ma numeri, pochissimi. Un articolo di Montenegro su Crítica con la distribuzione della proprietà della terra - illuminante, peraltro - e niente più. Può essere sfuggito, eh, ma tutti e due abbiamo letto molto più della media. Bastava una tabellina con i ricavi in pampa umida, in zona media e in zona marginale, per farsi un'idea. Mica volevamo sape' quanto aveva ognuno nel portafogli. Macché, giusto un paio di numeretti in un articolo del supplemento apposito della Voz. Un po' pochino, e per essere una pagina tecnica, ancora più scarso. Se poi uno fosse paranoico e mettesse in relazione la mancanza di dati duri con lo sdraiamento della Voz sulle posizioni agripiquetere, bè.

Articolo illuminante anca lù, però, lo stesso dei numeretti. Non è il governo che butta fuori mercato i produttori piccoli e marginali, è la manona invisibilona sotto forma di grande produttore. Bella, Elio, ci voleva l'economista. Ultimo paragrafo: "se si vuole difendere questo segmento dei produttori occorrono politiche esplicite per lo scopo, cioè più intervento dello stato". Appunto. Invece l'intervento dello stato su quelli che poi hanno fatto i picchetti dell'abbondanza è stato un prelievo flat del 44% sul lordo. Quindi in pratica interventismo al contrario, a favorire le economie di scala e l'efficienza di gestione. Mica male come mossa "de sinistra".

E' vero, anche se per me Lakatos potrebbe essere una marca di halvà o di sigarette, quello che sta scritto qua. Il mio nucleo duro, per onestà, è una specie di fumettone rosa con dentro la riforma agraria del '50, la PAC, e i soci della CIA. Fa acqua da tutte le parti, ma è già meglio che aver nostalgia di Sandy Marton, per fare un esempio. E poi è un nucleo che aiuta a capire che se bisogna far pagare ai 20 più ricchi, è più facile farlo direttamente che far pagare a tutti uguale e poi restituire via sussidi ai 1000 meno ricchi la differenza.

martes, 1 de abril de 2008

Politologia fine

Ho ricevuto il kit elettorale, oltre ad alcune simpatiche letterine di candidati. La battuta finale riassume abbastanza precisamente quel che penso del voto dall'estero - nelle attuali modalità.



Más claro, echale agua.

domingo, 30 de marzo de 2008

Posto angh'io!

Insomma, tutto questo casino per un piccolo aumento dei prelievi all'export della soia. Prima dell'ultima modifica del governo i prelievi stavano così:
soia: 35%
girasole: 32%
mais: 25%
grano: 28%
Era poco, era tanto? bo', la gente borbottava ma la cosa filava più o meno liscia. Anche perché negli ultimi mesi i prezzi dei quattro prodotti in questione sono aumentati vertiginosamente. Quindi il governo ha pensato bene di metterci le mani, rendendo i prelievi mobili a partire da un livello di riferimento. Il risultato, oggi, è questo:
- soia: 44%
- girasole: 39%
- mais: 24%
- grano: 27%
ma "mobilità" significa che ad aumento del prezzo il prelievo aumenta automaticamente, e dunque il margine del produttore rimane più o meno lo stesso a futuro. Evidentemente non è lo stesso concetto di "prevedibilità" di cui parla l'imprenditore. Quindi, tutti per strada a bloccare il traffico, anche se con interessi e obiettivi diversi. I piccoli e medi per, diciamo, la sopravvivenza - anche se non è esattamente in pericolo la guanciotta rossa dei figli, ma insomma, ci mancherebbe - gli altri, i grandi, per quel qualcosina in più.

Qua secondo fritz stanno il primo e il secondo errore clamoroso del governo. Il primo è quello di aumentare il prelievo senza discriminazioni, salvo una vaga promessa di azioni complementari. Il secondo, è quello del famigerato primo discorso della Presidente, con le allusioni ai picchetti dell'abbondanza, alle 4x4 (un vero trauma nazionale), e insomma tutta la parafernalia ideologica sugli egoisti che affamano la nazione, e la ciliegina dell'accusa velata di golpismo. E' chiaro che in parte almeno per il discorso si tratta di errore provocato, se non altro dall'annuncio fatto poche ore prima dalle organizzazioni agricole di voler continuare la protesta a tempo indeterminato. Ma insomma, tenere i nervi saldi in una situazione difficile dovrebbe essere metà del dovere di un governo nazionale.

E infatti se la Presi voleva ideologia, ideologia ha avuto. Ho visto un po' della cronaca del cacerolazo su un canale nazionale, e bè, la copertura era bella schierata, ecco la gente buona (anvedi a bionda platiné!) che protesta contro il governo prepotente. In una serata sola sono venute a galla tutte le affascinanti questioni da cui l'Argentina sembra non poter uscire, peronismo e antiperonismo, marxofobia paranoica, razzismo da bar, nostalgie militaresche, e visto da qua - e praticamente ignorato dalla capitale - anche l'eterno dilemma federale/unitario, città/province. Praticamente un bignamino psichedelico degli ultimi 150 anni di storia nazionale. Davvero, qua non ci si annoia mai, non abbiamo mica bisogno della diossina dint'a muzzarell.

Adesso, dopo il secondo discorso della CFK, quello più pacato, ragionato, sfumato, pieno di ma anche, in cui si notava la intensa lettura di tutta la settimana di Página/12, con tutti i riferimenti ai piccoli produttori, alla FAA, al grido di Alcorta, la palla sta nel campo del... campo. Dopo l'ammorbidimento dei giorni scorsi (peccato che nessuno mi abbia scommesso contro) e il mezzo flop dei primi incontri bisognerà che qualcuno trovi l'equilibrio (che lo vedo complicato) fra il controllo dei matti e il proseguimento delle trattative. Ci sono grosse probabilità di passare definitivamente dalla parte del torto.





jueves, 27 de marzo de 2008

Ce la giochiamo?

Se la Cristina nel discorso di stasera non dice stupidate e/o non cerca di stravincere, il conflitto con "il campo" inizia ad ammollarsi.

martes, 18 de marzo de 2008

Il periodo non collegato

Cose notevoli successe negli ultimi giorni: 3.

Uno, è venuto Bob Dylan a Córdoba, e ha fatto 5000 persone. Non saprei scegliere quale delle due è più clamorosa. Io non ci sono andato per motivi vari che si possono riassumere con "paranoia dura". Il tipo che lo ha portato qua, che si chiama Palazzo, è uno di cui si può dire tutto meno che non si espone, per dirne una è stato l'organizzatore del primo concerto dei "dannati" Callejeros post-Cromagnon. Dicesi Cromagnon il locale in cui il 30 dic. 2004 morirono in un incendio circa 180 ragazzi, mentre suonavano, appunto, i Callejeros. Non so se avrà guadagnato soldi con Dylan riempiendo poco più di un terzo dell'Orfeo, ma è uno cui piace portare di queste medaglie, e a me sembra un merito. Per quel che ne ho visto in giro dal 98 in qua, Dylan da queste parti è una specie di ectoplasma, il prestigioso negozio del centro avrà tre dischi in magazzino, e i commenti che ho letto sul clamoroso atterraggio erano fra lo scettico e l'andiamo a vede' questo che ne parlano tutti (tutti gli altri). Fra l'imperdonabile origine geografica e l'anglofobia diffusa, uno così non poteva avere scampo. E invece ne ha messi dentro cinquemila. Il lato positivo è che a differenza del posto da dove vengo, in cui sembrano tutti dylaniati anche se si sono fermati a freewhelin', qua siamo più rilassati e dire in pubblico "non capisco una mazza di quello che dice" o "mi annoia" non è così imperdonabilmente pas-chic.

Due, il conflitto comunale, su vari fronti.
a- Parcheggi. L'amministrazione prima di questa ha fatto una specie di sanatoria per i posteggiatori free-lance (...). Loro hanno fatto delle cooperative di lavoro e il comune gli ha dato in concessione una serie di zone semicentrali, e si è tenuto il centro e Nueva Córdoba, parchimetrati, dove c'è la ciccia. Loro, i naranjitas (dal colore del fratino), vogliono parte della ciccia e protestano, incappucciando i parchimetri. I vigili urbani fanno una settimana di sciopero perché "difendono l'autorità del comune"; risultato, caos nel centro, zone a traffico limitato sature, corsie preferenziali invase, eccetera.
b- Allo stesso tempo la sezione tributaria si pianta per motivi sindacali e anche di visibilità del delegato, il sindaco fa la faccia feroce e si tira addosso tutto il resto del sindacato. A questo punto bisogna dire che il sindaco nuovo è dello stesso partito del vecchio (ma il partito si chiama Partido Nuevo, effettivamente partido-viejo sarebbe stato un disastro di marketing), e che il sindaco vecchio aveva fama di essere pappa e ciccia con il sindacato (segretario dixit), mentre questo vuole far vedere che mette in riga i dipendenti. L'interpretazione mia dell'interpretazione popolare della differenza di atteggiamento è che il sindaco di prima era di estrazione peronista, e questo ex-radicale. Peronismo uguale complicità ideologica ed etnica (una manga de negros) nonché accordi spuri con il sindacato; radicalismo uguale rispetto per le istituzioni, legalità e ordine. Almeno così dicono. Però intanto nei mesi scorsi sono entrati in pianta stabile al municipio 500 figli-di-dipendenti (segretario ri-dixit), che su 10.000 impiegati mi sembrano parecchiucci, e su questo tipo di cose nessuno riesce a metterci una pezza. Cioè, manco ce provano più. I concorsi, roba così petíburgiuà.

Tre, "lo sciopero del campo". Ma queste sono cose complicate, come tutta l'economia in genere, del resto, vero. Quindi se ne riparla.